Fioretti: "Latina club ambizioso. Abbiamo tutti i mezzi per risalire la classifica"

di Matteo Ferri
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La conferenza stampa di presentazione del neo acquisto del Latina Calcio 1932, Giordano Fioretti, raccolta da Tuttolatina.com

Perchè hai scelto Latina?
Prima di tutto volevo ringraziare il presidente e il direttore per avermi portato qui. La scelta di Latina è stata facile, vengo in una piazza importante, con un passato importante visto che pochi anni fa qui si giocava per andare in Serie A. La scelta è stata facile, scendere di categoria non è un passo indietro ma una mossa per rilanciarmi. Arrivo in una società ambiziosa.

Erediti lo scettro di Iadaresta, tu che tipo di attaccante sei e conoscevi già il mister?
Non lo conoscevo personalmente ma soltanto di nome. Mi piace attaccare gli spazi e la profondità, stare in area ma anche non dare punti di riferimento agli avversari. Pasquale lo conosco di nome ma non so bene quali sono le sue caratteristiche quindi non saprei fare un paragone.

Che Serie D hai ritrovato dopo quasi undici anni?
Diciamo che è cambiato il calcio in questi anni. Il livello è alto, paradossalmente è calato più il livello della Serie C che non quello della D. In questa categoria ti ritrovi tanti ex giocatori di A o B.

Sei uno che torna indietro per dare una mano ai compagni?
Se la partita è difficile e non trovo la via del gol, mi sacrifico e mi metto a disposizione perché queste caratteristiche non devono mai mancare in un giocatore. Adesso l'unica cosa che conta è rimettermi in condizione perché fisicamente sono indietro. Per sfortuna non gioco ad Avellino ma così avrò più tempo per mettermi al livello dei compagni.

Prima di venire qui hai dato un'occhiata alla classifica?
Sinceramente sì, però credo che sia una classifica bugiarda perché questa squadra non può stare a metà classifica ma in una delle prime tre posizioni. Forse ci sono stati dei problemi che non conosco perché non c'ero.

Si può tornare in alto?
La classifica non è compromessa, c'è da lottare domenica dopo domenica. Abbiamo un girone intero e lo dobbiamo fare alla grande. Abbiamo tutti i mezzi per riaccendere l'entusiasmo un po'spento, dipende solo da noi.

Che modulo può esaltare di più le tue caratteristiche?
Ho giocato un po'con tutti i moduli nella mia carriera. Mi è sempre piaciuto avere una spalla in attacco, giocare con un compagno che ti aiuta. Anche se il mister sta adottando il 4-3-3, io giocherei anche terzino per dare una mano alla causa.

Pensi di esserti perso qualcosa nella tua carriera, viste le premesse?
Sono maturato un po'tardi, feci tanti gol quando avevo già 25, 26 anni. A Catanzaro segnai 14 gol compresa la Coppa. Dopo il settore giovanile della  Roma ho ricominciato da zero, mi ero messo anche a lavorare e ripartire non è semplice. Ho dato tanto, ho segnato una media di dieci gol a stagione in Serie C, credo di aver fatto qualcosa nella mia carriera e altro ancora voglio fare perché non è conclusa.

Perché ti eri messo a lavorare dopo la Roma?
Dopo dieci anni in un settore giovanile così importante ti senti quasi arrivato e questo errore lo paghi. Mi sono messo a lavorare, sono ripartito dai dilettanti per trovare il professionismo.

Il giocatore più importante che hai avuto come compagno di squadra e l'allenatore più importante per la tua crescita?
Il giocatore più rappresentativo con cui ho giocato è Enrico Chiesa, a Figline. Io venivo dai dilettanti, lui era un professionista esemplare. Aveva 38 anni ma sembrava uno di 28 e da lui ho cercato di rubare più segreti possibili. Come allenatore direi Bucchi a Macerata. In sei mesi segnai 9 gol, poi mi sono infortunato ed è stato un peccato perché ci stavamo giocando il campionato con la Spal e il Pisa. Avevo 29 anni e ancora si può imparare a quell'età, lui da ex attaccante mi ha migliorato molto.

 


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