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ESCLUSIVA - Cittadino: "Latina esperienza bellissima, i tifosi sono unici"

di Matteo Ferri
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Un lungo messaggio per salutare compagni, tifosi e presidente. Così Andrea Cittadino ha concluso la sua esperienza a Latina, dopo due anni nei quali è stato l'unico punto fermo del centrocampo, indipendentemente dall'allenatore seduto sulla panchina nerazzurra. Sessantanove presenze e tredici gol - il primo ad Anzio il 20 agosto di due anni fa, l'ultimo ancora contro i neroniani, lo scorso 18 aprile - per il centrocampista cresciuto nella Roma e con i colori giallorossi nel cuore ma che, nel corso dell'ultimo biennio, ha saputo creare un legame altrettanto forte con la tifoseria pontina. La redazione di Tuttolatina.com lo ha intervistato in esclusiva per tracciare un bilancio dell'avventura appena conclusa, con un occhio al futuro.

L'addio è una tua scelta o una decisione della società?
Non è stata sicuramente per mia volontà. L'altro ieri mi è stato comunicato che la mia avventura a Latina era da considerarsi conclusa, però più di questo non posso aggiungere. Io a Latina sono stato benissimo e mi piacerebbe ritornarci in futuro, come ho scritto anche nel messaggio pubblicato su Instagram.

Sei stato uno dei primi a firmare per la nuova società, il secondo a segnare dopo Iadaresta, ad Anzio. Nel complesso cosa ti porti via di questi due anni a Latina?
Mi porto via un'esperienza bellissima e un rapporto eccezionale soprattutto con la piazza. Abbiamo girato per due anni i campi di Serie D e avevamo sempre tantissimi tifosi al seguito a sostenerci. Ho accettato di scendere in una categoria che non avevo mai disputato prima e credo che la scelta abbia pagato perché questo biennio in nerazzurro mi ha valorizzato come calciatore, dopo un periodo poco fortunato nella mia carriera. Di questo non posso che ringraziare il presidente, perché mi ha dato una possibilità che spero di aver ripagato in campo attraverso le prestazioni.

Il punto più alto e quello più basso della tua avventura nerazzurra?
Il momento più brutto sicuramente l'errore dal dischetto contro l'Albalonga in semifinale dei playoff perché un gol avrebbe portato la sfida ai supplementari e a quel punto chissà come sarebbe finita. Di momenti belli ce ne sono tanti, il primo è il gol ad Anzio in Coppa Italia, davanti a tutti quei tifosi che erano venuti a sostenerci, ma ci metto anche l'amichevole contro la Roma della scorsa estate perché, anche se non c'erano in palio i tre punti, affrontare la squadra in cui sono cresciuto e giocare contro il mio idolo Daniele De Rossi è stata l'emozione più grande da quando faccio il calciatore.

L'anno scorso, al netto di tutte le difficoltà che avete avuto per la partenza in forte ritardo, siete comunque riusciti a rimanere sempre in zona playoff. In questa stagione i presupposti erano diversi, cosa non ha funzionato?
In entrambe le stagioni abbiamo avuto rose davvero forti, questo lo posso assicurare. Forse lo scorso anno c'era una maggiore unità di intenti mentre quest'anno non siamo riusciti a creare il giusto amalgama tra le varie componenti. Il rammarico più grande che mi rimane dopo due anni a Latina è proprio quello di non aver vinto il campionato nonostante il valore della squadra. L'anno scorso non era semplice perché siamo partiti in forte ritardo, però quest'anno le possibilità c'erano e avevamo un mister che questa categoria la conosce e sa come si vince, invece ci siamo ritrovati a gettare alla ortiche quasi un girone intero. A novembre è arrivato Di Napoli e nonostante il gran lavoro svolto da lui, dal suo staff e da tutta la squadra, non siamo riusciti a colmare il ritardo che avevamo già accumulato.

Ha pesato, nel rendimento soprattutto di quest'anno, una crescente disaffezione del pubblico nei confronti soprattutto della società, più che dei giocatori?
Non credo che abbia inciso anche perché, almeno per il sottoscritto, avere una tifoseria esigente e ambiziosa, è uno stimolo in più per fare sempre meglio. Il pubblico di Latina ambisce giustamente a tornare in categorie superiori e voleva una squadra in grado di lottare per il primo posto, così non è stato ma il problema è imputabile a fattori interni all'interno del gruppo. Come detto, la rosa era di assoluto livello, il curriculum dei grandi parla da solo.

Se i grandi alla fine sono mancati, lo stesso non si può dire degli under.
Quagliata è il giovane di lega più forte con cui abbia giocato e che abbia visto in giro, ma come lui posso citare anche Tribuzzi che è stato con noi lo scorso anno e che è stato protagonista della promozione in C dell'Avellino. Alessio mi sarebbe piaciuto averlo come compagno di squadra anche in questa stagione perché ero certo che avrebbe mostrato tutto il suo talento.

Tra le tue ex squadre, ti aspettavi la Feralpisalò ancora in corsa per la promozione in B? Tra l'altro ha fatto bene anche Scienza col Monopoli, che è stato tuo allenatore a Salò
Me l'aspettavo perché conosco la realtà e in questi anni ha intrapreso un percorso di crescita costante, inserendo in rosa giocatori di livello come Caracciolo, Pesce, Maiorino, tanto per citarne alcuni. Il presidente è una persona ambiziosa, che investe molto e crede nella possibilità di arrivare in Serie B. Ne abbiamo parlato spesso anche con Ranellucci, che come me ha giocato a Salò ed entrambi speriamo che la squadra riesca a fare il salto di categoria. Su Scienza non posso che spendere parole di apprezzamento perché è l'allenatore al quale sono legato maggiormente. È una grande persona oltre che un tecnico estremamente preparato e i risultati che ha ottenuto a Monopoli non fanno che ribadire le sue qualità. Gli auguro di trovare una squadra al più presto perché merita di fare una carriera di livello.

Ad Alessandria hai giocato meno però hai vissuto un'annata irripetibile. Che ricordi hai di quella stagione?
È stata una stagione in cui ho giocato poco, perché ero giovane e davanti a me c'erano davvero tanti giocatori forti, però è stata anche l'annata migliore dal punto di vista dei risultati di squadra. Le emozioni non sono mancate, penso alla partita di Genova in Coppa Italia in cui sono sceso in campo ma anche alla semifinale contro il Milan, che ho vissuto dalla panchina ma che rimane un'esperienza indimenticabile e che difficilmente un giocatore di Serie C riesce a vivere. Forse se mi ricapitasse adesso una situazione simile, avrei la maturità per affrontarla in maniera diversa.

Il tuo obiettivo è quello di tornare tra i professionisti? Hai già ricevuto richieste in tal senso?
Di concreto non c'è ancora nulla, anche se il mio obiettivo è quello di tornare tra i professionisti. Sono sceso in Serie D con l'obiettivo di risalire insieme al Latina e portare questa squadra dove merita. Purtroppo non ci sono riuscito, però penso di aver dimostrato di avere le qualità per giocare in categorie superiori. Non resta che attendere gli sviluppi del mercato...


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